DEUS EX MACHINA


marca, modello e colore rispecchiavano perfettamente quelli della fiction ma la cosa più esilarante e pazzesca, era il vedere, giorno dopo giorno, puntata dopo puntata, la trasformazione di Meconio!
All'inizio non ci si rendeva subito conto di cosa stesse capitandogli, lo vedevi strano, diverso…poi, pian piano coglievi tristemente un atteggiamento, una battuta…e tutto cominciava ad essere più chiaro: stava goffamente scimmiottando il suo “eroe”! La trasformazione era iniziata e non ci sarebbe più stato ritorno.
Potevi sentirlo arrivare anche cinque minuti prima che giungesse sotto casa; clacsonate compulsive, stridio di pneumatici, allarmanti frenate ed infine ripetute sgasate che strangolavano il motore dell'auto, erano segno inequivocabile che lui era giunto.
Meconio scendeva con la flemma di un bradipo: lentamente apriva la portiera, metteva il piede a terra ed usciva dalla vettura; per alcuni interminabili momenti, si ergeva impettito ad osservare l'ambiente circostante, come se si aspettasse da un momento o l'altro il sopraggiungere di tutta “la Banda della Magliana”; chiudeva lo sportello ed attivava l'antifurto come se avesse parcheggiato lo shuttle, lentamente ma con falcata “gibbonica” si allontanava dalla vettura, dirigeva verso il portone e, come se nessuno si fosse già accorto del suo arrivo, torturava il pulsante del citofono fino a quando non ti scapicollavi ad aprire.
Triste era anche la rassegnazione con cui ci si assoggettata al suo desiderio di portarti in giro con la sua vettura nuova…tanto per aver modo di sfoggiare il “macchinone”. I tragitti erano intervallati da tratti di strada libera, in cui Meconio dava sfogo alla sua “natura ribelle” sgasando ed accelerando al punto di farti desiderare la materializzazione d'un poliziotto sul cruscotto dell'auto e piccoli imbottigliamenti stradali, come solo Roma può donarti, nei quali eravamo fortunatamente “costretti” ad un’andatura morigerata e tranquilla ma per LUI, fonte di stress ed agitazione. Proprio in quest'ultima condizione, incolonnati nel traffico, che una piccola utilitaretta color senape, con a bordo due anziani coniugi, guidata dal casuale andamento del traffico, dapprima ci affiancò, per poi sorpassarci alla nostra sinistra.
Meconio non ci voleva credere! Quella “scatoletta” aveva avuto l'ardire di superarci! Vani sono stati i tentativi di fargli comprendere che non vi era nulla di personale, quella vettura procedeva accodata nel caotico traffico cittadino; “ma noo!” – dice lui – “quello stro**o sta tentando di superarci per infilarsi davanti a me!!”. Ero sgomento di tanta stupidità e presunzione, lo guardavo sbigottito mentre le vene del collo gli si gonfiavano ed ogni sorta d'imprecazione fuoriusciva dalla sua bocca; facendo saltellare la macchina, con piccole accelerate e repentine frenate, Meconio tentava d'infilarsi tra le vetture davanti e quella degli sventurati vecchietti…che nemmeno si erano accorti di cosa avevano scatenato ma non riuscendovi, davanti ai miei increduli occhi, scese dalla macchina, con due passi giraffeschi arrancò a fianco della vetturetta e, agitando le braccia come tentacoli fuori controllo, inveì loro contro, con frasi che nessuno avrebbe coraggio di ripetere. Il mondo sembrò fermarsi, io, i vecchietti terrorizzati, gli altri guidatori e i passanti, tutti in spettrale silenzio osservavamo la sua “ira funesta” in un surreale scenario apocalittico...poi, dopo alcuni interminabili secondi, tornò nella vettura; fiero della sua scenata da maschio alfa, ripartimmo sotto lo sguardo attonito di tutti, l'incubo era finalmente terminato.

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