Personalità nascosta
animali, piante, paesaggi che non fossero grattacieli o distese di cemento e tutto ciò che si differenziava da LUI, diveniva motivo di scherno, critica e canzonatura triviale.
L'odiosa quanto imprescindibile necessità di epitetare e malignamente sottolineare, tutti coloro capitassero innanzi al suo pollino ma vigile sguardo, rendevano ancor più imbarazzante la sua frequentazione. Semplicemente passeggiare con lui, era spesso motivo di grande imbarazzo; aveva da ridire su ogni cosa: una ragazza vestita in modo eccentrico, due amici che si abbracciavano…anche solo per un istante, un bambino paffutello, un cane nell’atto di fare i suoi bisogni, un nonno che passeggiava con la nipotina, erano motivo di atroci commenti, esternati rigorosamente ad alta voce e sempre farciti di sciatta e gratuita trivialità.
Per Meconio non poteva esistere il “semplicemente diverso”, no! Se qualcosa…praticamente tutto, si discostava dal suo parametro di normalità, era tacciabile di pesanti critiche ed allusioni di infimo livello.
Si accaniva spesso con gli omosessuali; per lui “aborti della creazione” indegni perfino di essere nominati. Potrei forse dire che ne era ossessionato; ne intravvedeva “inequivocabili atteggiamenti” anche in situazioni che neanche lontanamente potessero dar adito a supporre preferenze di tal genere.
Quello che rendeva maggiormente nauseante i suoi sproloqui era il passare da ogni genere d'insulto, alla vera e propria glorificazione dei diversi animatori delle serate in discoteca, i “Vocalist transessuali”; per lui erano il massimo dell'espressione artistica, dotati di grande personalità ed originalità, ne esaltava le magnificenti qualità e la spiccata simpatia.
Personalmente, nulla da ridire ma…proprio non riuscivo a comprendere il paradosso che divideva il “mondo deprecabile degli omosessuali” da coloro che, invece, osannava. Non perdeva occasione per raccontare quanto successo aveva avuto, il “trans-vocalist” di turno, nella serata “×” e quanto era stato acclamato; a volte, proprio sollecitato dalla chiara contraddizione, provavo a sottolineare che coloro che stimava e che definiva suoi “grandissimi amiconi”, appartenevano a quel mondo di “diversi” che tanto deprecava ma lui subito specificava: “ma che stai a dì? Che centra... ‘n conto so’ i fro*i e le lesbiche. I Vocalist so’ artisti!!” (???); questa affermazione mi lasciava basito, mettendo fine, ancora una volta, ad ogni mia velleità di farlo riflettere e farlo uscire fuori dai suoi miseri schemi preconcettuali.
L'odiosa quanto imprescindibile necessità di epitetare e malignamente sottolineare, tutti coloro capitassero innanzi al suo pollino ma vigile sguardo, rendevano ancor più imbarazzante la sua frequentazione. Semplicemente passeggiare con lui, era spesso motivo di grande imbarazzo; aveva da ridire su ogni cosa: una ragazza vestita in modo eccentrico, due amici che si abbracciavano…anche solo per un istante, un bambino paffutello, un cane nell’atto di fare i suoi bisogni, un nonno che passeggiava con la nipotina, erano motivo di atroci commenti, esternati rigorosamente ad alta voce e sempre farciti di sciatta e gratuita trivialità.
Per Meconio non poteva esistere il “semplicemente diverso”, no! Se qualcosa…praticamente tutto, si discostava dal suo parametro di normalità, era tacciabile di pesanti critiche ed allusioni di infimo livello.
Si accaniva spesso con gli omosessuali; per lui “aborti della creazione” indegni perfino di essere nominati. Potrei forse dire che ne era ossessionato; ne intravvedeva “inequivocabili atteggiamenti” anche in situazioni che neanche lontanamente potessero dar adito a supporre preferenze di tal genere.
Quello che rendeva maggiormente nauseante i suoi sproloqui era il passare da ogni genere d'insulto, alla vera e propria glorificazione dei diversi animatori delle serate in discoteca, i “Vocalist transessuali”; per lui erano il massimo dell'espressione artistica, dotati di grande personalità ed originalità, ne esaltava le magnificenti qualità e la spiccata simpatia.
Personalmente, nulla da ridire ma…proprio non riuscivo a comprendere il paradosso che divideva il “mondo deprecabile degli omosessuali” da coloro che, invece, osannava. Non perdeva occasione per raccontare quanto successo aveva avuto, il “trans-vocalist” di turno, nella serata “×” e quanto era stato acclamato; a volte, proprio sollecitato dalla chiara contraddizione, provavo a sottolineare che coloro che stimava e che definiva suoi “grandissimi amiconi”, appartenevano a quel mondo di “diversi” che tanto deprecava ma lui subito specificava: “ma che stai a dì? Che centra... ‘n conto so’ i fro*i e le lesbiche. I Vocalist so’ artisti!!” (???); questa affermazione mi lasciava basito, mettendo fine, ancora una volta, ad ogni mia velleità di farlo riflettere e farlo uscire fuori dai suoi miseri schemi preconcettuali.







